Laurent Montaron – “Everything We See Could Be Something Else” (28 febbraio – 10 maggio 2014)

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Il paradosso della modernità. Questo porta sempre in scena Laurent Montaron, artista francese che lavora da anni con i meccanismi tecnologici che plasmano le nostra percezioni. Gli spazi infatti, attraverso la registrazione di suoni e giochi di luci, creano un senso di spaesamento allo spettatore che si trova completamente assorbito dai due elementi: suono e spazio. Spesso non si riesce a capire da dove provenga la voce o semplicemente il respiro e ci si può trovare dunque confusi fra ciò che si sente e ciò che si vede, trovandosi in quella linea sottile che divide la realtà dall’immaginazione. Da Monitor l’artista presenta un nuovo film realizzato durante la sua “residenza” a Villa Medici e un’istallazione che gioca con i riflessi e l’immagine.

Monitor:Via Sforza Cesarini, 43a/44 – Roma 13:00 – 19:00 | http://www.monitoronline.org

http://roma.zero.eu/2014/02/27/laurent-montaron-everything-we-see-could-be-something-else/

Anish Kapoor vuole ricomprare le opere che gli commissionò il comune di Napoli

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Uno dei più grandi scultori al mondo vuole avere indietro le opere realizzate per una stazione mai completata, oggi in un deposito

Anish Kapoor è uno dei più famosi scultori contemporanei: il primo artista vivente a cui la Royal Academy of Arts di Londra abbia dedicato una mostra personale, nel 2009, nonché l’autore del progetto di “The Orbit”, una grande scultura a Londra. Kapoor nel 2003 disegnò su mandato del comune di Napoli la stazione della metropolitana di Monte Sant’Angelo. I lavori però si interruppero presto – sono tutt’ora bloccati – e Kapoor da tempo sta cercando di ricomprare due grandi strutture d’acciaio realizzate per la stazione, che si trovano in un deposito olandese. Oggi solleva di nuovo la questione in un articolo sul Corriere della Sera.

Qualche giorno fa ho visto in televisione sulla Cnn un servizio che celebrava il primato artistico e architettonico della nuova metropolitana di Napoli. Già negli anni scorsi mi era capitato di leggere sulla stampa inglese articoli che elogiavano quel progetto, indicando Napoli come città all’avanguardia nello sviluppo di un rapporto originale, sempre più intenso tra opere pubbliche e cultura visiva contemporanea. Non mi hanno mai meravigliato o colto di sorpresa queste notizie. Conosco Napoli e la frequento da circa vent’anni. La conosco per la storia, i monumenti antichi, i musei fantastici. La conosco e la frequento anche da artista sin dal Capodanno del 2000, quando ebbi l’occasione di installare in piazza del Plebiscito una scultura dal titolo «Taratantara».

Da allora, sempre più spesso ho avuto impegni professionali lì, al museo Archeologico e poi al museo Madre. Dal 2000 al 2010 ho partecipato insieme ad altri artisti ad alcune tra le più rilevanti iniziative dedicate all’arte contemporanea in una città europea. Secondo me, dalle manifestazioni in piazza del Plebiscito alle mostre nei musei antichi, alla nascita di nuovi spazi e alle stazioni della metropolitana oggi acclamate non ci fu soluzione di continuità. Tutto si legava in unico progetto. Perciò, quando nel 2003, mi fu chiesto di disegnare un’intera stazione, quella di Monte Sant’Angelo, sede di un Campus universitario, pensai che i miei interlocutori, benché la richiesta fosse ardita, meritavano di essere presi sul serio. Tutto quello che fino ad allora avevano detto si stava in quegli anni verificando, dunque meritavano fiducia. Purtroppo, col senno del poi devo ammettere di essermi sbagliato, anche se quel che accadde in seguito non fu certo colpa loro.

foto: AP Photo/Remy de la Mauviniere

http://www.ilpost.it/2014/02/25/anish-kapoor-napoli/

Sarà Dario Franceschini il nuovo ministro per i Beni Culturali (fiducia permettendo). La scelta di Renzi premia l’esperienza piuttosto che la “giovinezza” politica

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Dopo tre ore di colloquio con Giorgio Napolitano, che hanno lasciato con il fiato sospeso mezza Italia, alla fine Matteo Renzi ha partorito la lista dei ministri che lo accompagneranno nella sua avventura da premier. Lo accompagneranno, se e quando avrà ottenuto la fiducia dei due rami del parlamento: già, perché i rumors delle ultime ore non escludono mal-di-pancia di qualche settore della maggioranza, cosa che potrebbe porre l’interrogativo su un passaggio che sembrava decisamente scontato. Ma al momento queste questioni generali non ci interessano direttamente: ci interessa invece che al Ministero per i Beni Culturali ci sarà un cambio della guardia, peraltro preannunciato via Twitter dalle stesso uscente Massimo Bray, nonostante si fossero infittite le manifestazioni a favore di una sua riconferma, a diversi livelli.
Il nuovo inquilino del Collegio Romano sarà infatti Dario Franceschini, approdato a questa casella dopo che il suo nome era stato evocato per vari incarichi: una scelta che se porta Renzi a rinunciare in parte alla “giovinezza” politica (non anagrafica, i 56 anni del neoministro in Italia ne fanno un ragazzino), gli regalano per contro un’esperienza politica quarantennale, iniziata sui banchi del liceo. Chi è in poche parole questo ferrarese? Dopo le esperienze scolastiche e poi universitarie, nel 1980 diventa consigliere comunale di Ferrara per la Democrazia Cristiana, e nel 1983 capogruppo consiliare. Nel 1994 dà vita a Ferrara a una delle prime giunte di centrosinistra d’Italia, divenendo Assessore alla Cultura e al Turismo. Dal 1997 al 1999 è vicesegretario nazionale del Partito Popolare Italiano; entra nel secondo Governo D’Alema come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle riforme istituzionali, riconfermato poi dal successivo governo Amato. Alle elezioni politiche del 2001 viene eletto deputato nel collegio di Ferrara.
Ma com’è noto, oltrte al precedente come assessore alla cultura a Ferrara, sono molti gli aspetti che legano Franceschini alla vita culturale italiana. Fra queste il fatto che la fidanzata, Michela De Biase, è la giovanissima, bellissima e volitiva presidente della Commissione Cultura al Comune di Roma. Scrittore prolifico, nel 2006 il neoministro ha pubblicato il suo primo romanzo Nelle vene quell’acqua d’argento, con il quale ha vinto il Premio Opera Prima Città di Penne e il Premio Bacchelli. Nel 2007 il secondo romanzo La follia improvvisa di Ignazio Rando, nel 2011 l’ultimo, Daccapo.
Ora il passaggio interessante sará quello di capire chi saranno i sottosegretari, fondamentali nell’operatività del dicastero. E soprattutto capire quanto e come Franceschini proporrà una politica che porti avanti le istanze renziane contro l’anchilosato e anchilosante sistema delle soprintendenze e della struttura interna al ministero.

Massimo Mattioli

Sarà Dario Franceschini il nuovo ministro per i Beni Culturali (fiducia permettendo). La scelta di Renzi premia l’esperienza piuttosto che la “giovinezza” politica

Addio Carla Accardi. Scompare a 89 anni la Signora dell’Astrattismo italiano

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Carla Accadi se ne è andata oggi, dopo essere stata ricoverata d’urgenza la scorsa notte in un ospedale romano, per un embolo. Ma fino a ieri sera era stata a lavorare, come sempre. Nonostante i suoi 89 anni, Carla Accardi aveva un’incredibile vitalità e non passava giorno che non lavorasse, almeno un po’. “La più giovane delle mie amiche”, diceva di lei Laura Cherubini, sua amica da molti anni, esprimendo un’idea condivisa da chiunque la conoscesse. 
Carla Accardi era nata a Trapani, ma viveva a Roma dal 1949, al centro di tutte quelle istanze culturali che stavano rendevano grande l’Italia nel primo dopoguerra. Carla Accardi fu fondatrice insieme ad Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perrilli, Sanfilippo e Turcato del gruppo “Forma 1”, primo manifesto che diede i natali all’Astrattismo in Italia.
Pittrice con uno stile inconfondibile, a partire dagli anni ’60 partecipò anche attivamente alle questioni legate al femminismo, in compagnia di Carla Lonzi, nel gruppo nominato proprio “Rivolta Femminile”. 
La sua prima mostra, risalente al 1950, fu alla Libreria Age d’Or di Roma. A Parigi conobbe Magnelli e Michel Tapié, per poi intraprendere negli anni ’60 la stagione dei lavori con vernici colorate e fluorescenti su supporti plastici trasparenti, avvicinandosi agli esperimenti dell’Arte povera. Nel 1996 fu nominata membro dell’Accademia di Brera e nel 1997 fece parte della commissione per la Biennale di Venezia nel ruolo di consigliere, dove aveva già esposto nel 1964 e nel 1988 con una sala personale. Le sue opere sono presenti in moltissimi dei più grandi musei d’Europa e non solo, dalla GNAM di Roma alla Collezione Guggenheim di Venezia, e nel 1995 aveva partecipato alla mostra “The Italian Metamorphosis” al Guggenheim Museum di New York.

Bartolomeo Pietromarchi nuovo direttore fondazione Antonio Ratti

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Dopo la cacciata dal Macro capitolino, con tutti i problemi che ne sono conseguiti, Bartolomeo Pietromarchi, ex direttore della struttura, si trova a dirigere la fondazione Antonio Ratti di Como. Un’istituzione che punta a un nome importante soprattutto per valorizzare il corso superiore di arti vsive giunto alla sua ventesima edizione e rinominato in inglese Artists research laboratory. Info:www.fondazioneratti.org

redazione insideart 

http://www.insideart.eu/2014/02/18/bartolomeo-pietromarchi-nuovo-direttore-fondazione-antonio-ratti/

I colori originali di Renoir rivivono con la spettroscopia

Possibile ora identificare i componenti chimici dei materiali pittorici, con qualche sorpresa.

 

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Pierre-Auguste Renoir, Madame Leon Clapisson (Marie Henriette Valentine Billet), 1883

E’ stato un chimico della Northwestern University, Richard Van Duyne a scoprire un nuovo metodo che rivoluzionerà il modo di osservare le opere d’arte. 
La tecnica, sviluppata in collaborazione con l’Art Institute di Chicago, è chiamata SERS (Surface-enhanced Raman spectroscopy), e consentirà d’ora in poi di identificare in dettaglio i componenti chimici dei materiali utilizzati dagli artisti del passato. 

Tra le opere analizzate, insieme ad alcuni lavori di Winslow Homer e Mary Cassat, è passato al vaglio dei ricercatori il celebre ritratto di “Madame Leon Clapisson” di Pierre-Auguste Renoir.  
Dalla semplice rimozione della cornice è apparsa la brillante tinta rosso-violacea, con il tempo sbiadita nelle zone più esposte del dipinto.  
Amplificando la superficie della tela grazie alla spettroscopia, è quindi emerso che il pittore impressionista avrebbe impiegato il “carmina lake”, un pigmento carminio molto brillante ma estremamente sensibile alla luce. 

Van Duyne, in occasione dell’annuale conferenza tenuta dalla American Association for the Advancement of Science, ha sottolineato l’utilità della scoperta per lo studio delle tecniche pittoriche e per le opere di restauro. Sarà possibile esplorare in profondità i materiali utilizzati dagli artisti, rivelando anche qualche sorpresa. Picasso, ad esempio, impiegò della semplice vernice edile in molti dei suoi più grandi capolavori. 

E.B. (ARTE.IT)

http://www.lastampa.it/2014/02/15/cultura/arte/i-colori-originali-di-renoir-rivivono-con-la-spettroscopia-vsevz4K3I8lMag6ns6TmtJ/pagina.html